Cresce l’abbandono dell’ora di religione a scuola: oltre 1,1 milioni di studenti scelgono di non avvalersene.

Snadir: “Flessione lieve e fisiologica”

Un milione e 164mila studenti – il 16,62% del totale – hanno scelto di non avvalersi dell’Insegnamento della Religione Cattolica nell’anno scolastico 2023/24, con un aumento di 68mila alunni rispetto all’anno precedente.

I dati, ottenuti da UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) attraverso un accesso civico generalizzato al Ministero dell’Istruzione e del Merito, rivelano un’Italia sempre più divisa: mentre al Nord si registrano percentuali record (conFirenzeal 51,51% e Bologna al 47,29%), al Sud le cifre crollano sotto il 5%, con picchi minimi aEnna(1,99%) e Barletta-Andria-Trani (2,13%).

A livello regionale, laValle d’Aostaguida la classifica con il 32,53% di non avvalentisi, seguita da Emilia-Romagna (29,33%) e Toscana (29,01%). All’estremo opposto,CampaniaeBasilicatasi attestano appena sul 3%.

L’associazione, aderendo alla campagna #datiBeneComune, ha reso pubblici i dati sulla non frequenza dell’ora di religione, disponibili sul proprio sito con elaborazioni grafiche e serie storiche. Per prudenza dai conteggi, spiega sempre UAAR, sono stati esclusi i dati di 2.619 scuole.

Analisi dei dati sulla frequenza dell’ora di religione cattolica per provincia

I dati mostrano un netto divario territoriale nella scelta di non avvalersi dell’Insegnamento della Religione Cattolica. Firenze si conferma la provincia più laica d’Italia, con il51,51%di studenti “non avvalentisi” nel capoluogo e il39,79%nell’intero territorio provinciale. Al secondo posto c’è Bologna, con il47,29% in città e il38,15%a livello provinciale. Altre province con percentuali elevate includono:

  • Aosta(43,58%)
  • Biella(40,62%)
  • Mantova(40,54%)
  • Brescia(38,6%)
  • Trieste(37,94%)
  • Torino(37,67%)

All’estremo opposto, le province con la più bassa percentuale di studenti che rifiutano l’ora di religione si trovano principalmente nel Mezzogiorno:

  • Taranto, Benevento e Barletta registrano percentuali inferiori al3%.
  • Napoli è al terzultimo posto con solo il2,93%, seguita da Barletta-Andria-Trani(2,13%) ed Enna(1,99%).

Differenze tra Nord, Centro e Sud

A livello regionale, la Valle d’Aosta guida la classifica con il32,53%di non avvalentisi, seguita da Emilia-Romagna (29,33%) e Toscana(29,01%). Al Nord, le percentuali si attestano intorno al25%, con punte più basse in Veneto(21,29%) e Trentino-Alto Adige(17,84%).

Nel Centro Italia, Marche, Lazio e Umbria si fermano al15%, mentre al Sud solo Sardegna e Abruzzo superano il10%. Le altre regioni meridionali rimangono sotto il5%, con Sicilia, Calabria e Puglia intorno al4%, e Basilicata e Campania ferme al3%.


A livello di indirizzi, i professionali registrano il27,83%di non avvalentisi, seguiti dai tecnici(25,31%) e dai licei(18,48%).

Mappa delle province italiane per tasso di non avvalentisi IRC (2023/24)

TOP 10

  1. Firenze– 39,79% (picco del 51,51% nel capoluogo)
  2. Bologna– 38,15% (47,29% in città)
  3. Aosta– 43,58% (unica provincia regionale)
  4. Biella– 40,62%
  5. Mantova– 40,54%
  6. Brescia– 38,6%
  7. Trieste– 37,94%
  8. Torino– 37,67%
  9. Gorizia– 35,2%
  10. Pordenone– 34,8%


ULTIME 10 PROVINCE

  1. Enna– 1,99%
  2. Barletta-Andria-Trani– 2,13%
  3. Napoli– 2,93%
  4. Benevento– 2,95%
  5. Taranto– 2,98%
  6. Avellino– 3,01%
  7. Caserta– 3,12%
  8. Crotone– 3,25%
  9. Foggia– 3,31%
  10. Matera– 3,4%
unsplash